Michele e i suoi 30 anni con la Strega: “Vi racconto di quella volta a Melfi”

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“Qui dentro ci sono trent’anni della mia vita, devo prestare attenzione a non perdere i pezzi”. Michele tiene  tra le mani un raccoglitore di quelli comunemente utilizzati per le fotografie, ma all’interno non figura alcuno scatto. Quelli che per qualche profano potrebbero sembrare dei semplici pezzi di carta, in realtà sono frammenti di ricordi, linee d’unione tra presente e passato. “Senza di questi, d’altra parte, allo stadio non sarei mai potuto entrare. E dunque non avrei potuto provare le emozioni che mi hanno fatto sentire sempre più legato ai colori giallorossi”.

Michele PaceMichele Pace, classe ’76 laureato in Sociologia, tra cinque giorni compirà trent’anni di tifo. Tanti ne sono trascorsi dalla sua prima gara vista al Vigorito, Benevento-Licata 3-1. Era il 16 Novembre 1986. “A pensarci mi sento un po’ vecchio, ma è proprio così. Avevo nove anni e mezzo, il Benevento vinse grazie a una tripletta di Crialesi, fu amore a prima vista. Da lì in poi è stato un susseguirsi di momenti, gioie e dolori, che hanno accompagnato la mia vita quotidiana condizionando anche il mio umore. Ma si sa, funziona così un po’ per tutti i tifosi. Quando perdi non puoi essere felice, quando vinci sei al settimo cielo”.

Estrarre a sorte un biglietto da quel raccoglitore somiglia tanto ad un’esperienza di vita. “Questo non è un vero e proprio biglietto”, dice Michele porgendoci il suo ricordo di Benevento-Lecce. “Le file erano talmente lunghe che mi toccò farlo online, ma ha lo stesso valore di quelli acquistati in ricevitoria. Anzi, direi che il valore di questo qui è inestimabile”. Il regalo per questi trent’anni di sostegno la Strega glielo ha fatto con qualche mese di anticipo portandogli in dono la serie B: “Forse il momento più bello della mia vita, ma qualunque parola sarebbe supreflua. Quel giorno sono stato ripagato di ogni delusione, momento di rabbia o angoscia. Ho pensato subito a mio papà Umberto e mio zio Alfredo; sono stati loro a portarmi allo stadio quando ero ancora piccolo. Mi hanno lasciato troppo presto, ma in questi anni di emozioni al seguito della squadra è come se fossero stati sempre con me”.

Biglietto Michele PaceIn tutto questo tempo non sono mancati i legami affettivi con il beniamino di turno, ma tra i tanti c’è un nome che spicca su tutti: “Nicola D’Ottavio, immarcabile e implacabile. E’ lui il giocatore a cui sono maggiormente legato. Lo metto da parte rispetto a tutti gli altri, ma ovviamente non è l’unico ad aver rapito il mio cuore”. Dovendo scegliere un gol, il ricordo se ne va allo scorso anno. “Sembrerà una partita come tutte le altre, ma Andria-Benevento dello scorso campionato ha liberato in me un’esplosione di gioia incredibile. La rete di Ciciretti al 94′ mi causa ancora i brividi, il settore ospiti si trasformò in un solo istante in una bolgia infernale”. Tra le tante è una sfida al Partenio quella da porre al primo posto: “Il derby con l’Avellino è sempre il derby con l’Avellino, e quello deciso da Imbriani e Colletto resta nella storia, in modo speciale per il gol di Carmelo. Che momento”.

Michele PaceE la commozione si trasforma in una risata di gusto quando la memoria ci riporta a un Melfi-Benevento del 7 Novembre ‘93: “Questa credo proprio sia da raccontare”, dice sorridendo. “Andammo in Basilicata in 500 e vincemmo 2-0 (reti di D’Ottavio e Paolucci ndr.) ma fu il dopo partita ad essere incandescente. Nella piazza di Melfi quel giorno si stava tenendo il mercato ortofrutticolo e con la tifoseria locale si verificò un fitto lancio di… arance. Tutto terminò in bellezza, è chiaro. Al ritorno sul pullman ce le mangiammo gustando ulteriormente un successo importante. E magari sarà stata una conseguenza della vittoria, ma devo dire che erano anche buone”.

Alcuni scatti della nostra piacevole chiacchierata con Michele Pace

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Classe '90, beneventano dentro e fuori dal campo. Pubblicista dal 2012, laureato in Scienze della Comunicazione. Dal 2009 al seguito dei colori giallorossi con un pc sottobraccio. La B un sogno realizzato, ma non c'è conquista più bella di quella che deve ancora arrivare...