Il Diario di Fabrizio D’Aloia – Cross Pacific Race Day 27

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Fabrizio D'Aloia - QingdaoE’ incredibile come la mente travisi la realtà.

Mezz’ora prima stavo dormendo nel calduccio del mio sacco a pelo, quando qualcuno del  turno di stand by viene a svegliarmi perche’ e’ ora di alzarsi.

Grande sforzo di volonta’ per uscire dal sacco a pelo ed indossare il layer base e quello intermedio, freddi, sulla pelle nuda e calda. brrr..

Non pensi. lo fai meccanicamente, quindi cerata, guanti, giubbotto e sei pronto per il turno.

Sotto coperta la barca sbatte e si sente il rumore del vento e delle onde.

Appena metti il naso fuori dal tambuccio senti di tutto: pioggia, acqua delle onde che franggono, vento gelido.

Esci, ti clippi e a fatica ti avvi verso poppa.

Il timoniere ti passa le consegne sulla rotta da seguire.

Un attimo e sei al timone. Un istante dopo non ti accorgi piu’ di nulla.

Tutto ti scivola addosso: vento e acqua sembrano scomparire davanti ai tuoi
occhi.

Sei concentrato sulla rotta, sulle correzioni da dare al timone per contrastare le raffiche di vento e le onde che tendono a portare la barca fuori rotta.

Hai la responsabilta’ della barca e dell’equipaggio. Non ci pensi e corri via nel vento.

Sei concentrato sulla rotta, sulla bussola, sul gps, sulla prua per percepire ogni sbandamento della barca ed anticiparlo.

Il timome e’ duro quando il vento e’ forte ed il mare mosso. Non tutti vanno al timone.

Alcuni hanno rinunciato per carenze fisiche o ritardi nel reagire o per difficolta di orientamento, specie al buio.

Altri semplicemente perche’ hanno paura ad avere la responsabilità della barca tra le mani.

Intanto continua la corsa senza fine a fari spenti nella notte.
Sembra un gioco di realta’ virtuale, tanto sei concentrato.
Invece e’ incredibilmente vero…
Un fiume di adrenalina scorre nelle vene e non ti fa sentire nulla.

Quando termina il turno e passi le consegne al nuovo timoniere, all’improvviso inizi a sentire tutto.

Quel rivolo di acqua fredda che si e’ infiltrato sotto il polso, i piedi insensibili negli stivali, le mani ghiacciate nei guanti superbagnati e quel dolore alla schiena che ti prende sotto il peso del gubbotto e della cerata.

Quindi la mente riparte senza freni a sognare Seattle e l’hotel che ti aspettano!!
Sempre troppo lontani, anche se a meno di 280 miglia…

Il sacco a pelo e’ invece piu’ a portata di mano!

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