Marotta e Mazzeo parlano dei loro ricordi migliori di questo campionato

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Marotta e Mazzeo

Fabio Mazzeo:

Non ho iniziato male il campionato, è solo che non riuscivo a fare gol. A fine anno ho avuto dei problemi fisici, forse avrei dovuto fermarmi, ma non ho voluto. Alla fine è andata più che bene e siamo tutti quanti felici.
Tre sono state le partite importanti: Catania all’andata, Foggia e Catania al ritorno, lì c’è stata la svolta e abbiamo capito che avremmo potuto farcela.
Questo campionato è la soddisfazione più grossa della mia carriera, va sicuramente al primo posto perché Benevento non aveva mai vinto nonostante fossero passati tanti bravi giocatori.
Un’altra cosa che mi è molto piaciuta è stata scendere in campo prima della partita e guardare tutta quella gente allo stadio.

A gennaio c’erano state voci su di me, ma alla fine il sì finale doveva essere sempre il mio, e io non volevo muovermi da Benevento.
Dalle prime interviste ho sempre detto che Auteri è un grande allenatore, ed uno dei migliori, è una persona un po’ particolare e ci abbiamo messo un poco a capirlo, ma alla fine la squadra è andata avanti anche da sola.
E’ un modo di giocare talmente particolare che tutti devono remare dalla stessa parte, tutti devono fare gli stessi movimenti, abbiamo fatto fatica soprattutto in attacco, ma poi nel ritorno abbiamo ingranato.
Sicuramente gli ultimi due gol sono stati quelli più belli e importanti.
Per l’anno prossimo le mie intenzioni sono quelle di restare e fare la serie B qui.

Il prossimo obiettivo dopo la vittoria del campionato è rimanere imbattuti fino alla fine del 2016, visto che siamo una delle poche squadre ad esserlo ancora.

Alessandro Marotta:

Contro il Lecce non ho tentato di togliere il gol a Mazzeo, la palla stava là, e volevo essere sicuro che entrasse.
L’arma segreta è stato l’attacco che è andato a periodi in quanto a gol: prima è andato bene Marotta, poi Mazzeo, poi Ciciretti, poi Cissé. Siamo andati a turno.
Fabio pubblicizzava molto Auteri, e ci diceva che non era facile stargli dietro, alla fine siamo stati tutti zitti, completamente a sua disposizione, ed è stata una mossa intelligente.
Il mister è molto aperto al dialogo, non c’era bisogno di fare riunioni di squadra, bastava chiamarlo e parlarci.
Ci sono alcuni momenti in cui tu non riesci a capire quello che vede l’allenatore perché un giocatore dopo essersi allenato vorrebbe essere sempre in campo, ma alla fine affidarci a lui è stata la cosa migliore, lui accetta sempre il confronto, non se la prende, non porta rancore, cerca sempre di far capire al giocatore cosa lui vorrebbe che facesse.

Sinceramente mai come quest’anno, ad ogni partita affrontata c’era sempre la sensazione di vincere, siamo scesi in campo sempre con l’idea di vincere. C’è stato un periodo in cui avevamo molti infortuni, c’era precarietà, a Melfi per esempio poi fu espulso Mattera, ed eravamo completamente un’altra squadra.
A Lecce non meritavamo di perdere, lì fu proprio una barzelletta per quanto fu assurda, fortunatamente non incise sul risultato finale.
Poi vedevamo che sul lato fisico riuscivamo a mettere sotto tutti quanti.

A Messina ricordo che stavano segnando tutti quanti, a quel punto volevo segnare pure io, poi mi arriva quel cross di Ciciretti che speravo me lo mandasse avanti, e invece era indietro, a quel punto ho pensato, ora ci provo di tacco, e istintivamente è uscito quel tocco che è andato più che bene; però sento molto più mia la tripletta contro la Casertana.
Quest’anno abbiamo avuto una difesa fortissima e alla quale era difficile fare gol, una volta in vantaggio non siamo mai stati più rimontati. A volte capitava di andare in svantaggio, e se non riuscivamo a ribaltarla, almeno la pareggiavamo.

Adesso è ancora fresco il ricordo, ma quello che mi è rimasto più impresso fuori dal campo è stata la festa allo stadio e per la città. La cosa bella è che tra 20 anni la gente si ricorderà le nostre imprese, ricordi che non si cancelleranno mai.
L’anno scorso pensavamo di vincere, quest’anno invece è stato tutto il contrario. La delusione fu molto grande l’anno scorso, quando capimmo di non farcela e poi quando uscimmo dai play-off.
La società è stata molto intelligente a non cambiare molto, tenendo (se non sbaglio) 13 giocatori della scorsa stagione, così si è creato un gruppo che ha accolto bene quelli nuovi.
Ora mi viene a mente la faccia di Del Pinto sul pulmann alla vista di tutte quelle persone, faccia che ho fatto anche io anche perché da sopra al pulmann, riuscivamo a vedere più lontano rispetto agli altri e ci siamo impressionati per tutta quella gente presente in città, mai vista così tanta assieme qui a Benevento.

Giocatore simbolo della stagione? [N.b.: Per Mazzeo è Gori.]
Per me nessuno, è stato il collettivo a fare la differenza, anche se dico anche io Gori in quanto più anziano e con più esperienza.
Questa è stata un’emozione che spero di rivivere ancora, anche se sarà difficile, mi è parso quasi di stare in un sogno. Il ricordo che ho di alcuni vecchietti che sul pulmann ci abbracciavano e piangevano, e mi ha fatto capire quello che abbiamo fatto.
Io ho un altro anno di contratto, e anche la mia intenzione, al momento, è quello di restare e disputare la serie B.
Per il momento non ne abbiamo parlato perché ci sono ancora una partita di campionato e la Supercoppa da disputare.

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Nato a Benevento nel 1983, conclude gli studi superiori con il diploma di Geometra. All'università decide di cambiare completamente campo di studi, assecondando la sua passione di scrivere, iscrivendosi quindi alla triennale di Scienze della Comunicazione a Salerno (e poi alla specialistica all'Università degli studi Suor Orsola Benincasa a Napoli), con l'intenzione di diventare sceneggiatore, giornalista o semplice scrittore. Dal 2011 collabora con SannioSport.it come giornalista sportivo, principalmente seguendo le vicende del Benevento Calcio, ma interessandosi anche di altre squadre e/o categorie sportive. Saltuariamente scrive di altri argomenti anche sul suo blog, o per altri giornali online.