Il Diario di Fabrizio D’Aloia – Cross Pacific Race Day 6

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unnamed-1 La Cina ci ha salutato con tutti gli onori.

E’ incredibile il calore ed il legame degli abitanti di Qingdao nei confronti della barca da loro sponsorizzaa e del relativo equipaggio.

Una “cittadina” da piu di 9 milioni di abitanti conserva ancora tradizioni da
noi oramai perse del tutto.

I genitori e i parenti dei cinesi in equipaggio ci hanno portato da mangiare di tutto per la traversata: salsicce fatte in casa e verdure coltivate sul balcone, spezie e dolciumi vari.

Kevin ci ha initato al suo compleanno e ci ha accolto con genuina ospitalita’
insieme ai suoi parenti e amici.

Una fabbrica di  scarpe ci ha chiesto il numero e ha regalato un paio di
scarpe (dal design inproponibile) ad ognuno di noi.

Infine come guerrieri che vanno al fronte per compiere un’impresa epica ci
hanno salutato con un lungo corteo di centinaia di tamburi rullanti e tante
calorose stette di mano e pacche sulla spalla.

Infine quando la barca ha mollato gli   ormeggi tanti fuochi d’artificio (chi
meglio di loro che li hanno inventati) hanno salutato la ns uscita dal porto.

Una nazione che non spette di sorprendermi per quanto sia grande ma ragiona ancora come una piccola conunita’ conservando i relativi valori della
solidarieta’ e dell’amicizia.

Mi ha sorpreso la meticolosita’ del dottore che mi ha effettuato la visita
all’orecchio quando dopo essermi bagnato non riuscivo piu a sentire.
Si faceva invece sentire il tappo di cerume e, per non rischiare, sono andato
dall’otorino a farlo rimuovere.
Dopo avermi visitato e affidato nelle mani di un’infemera premurosa e della
sua assistente mi ha chiesto perche’ lo avessi scelto. Gli ho detto scherzando che venivo dall’italia a farmi visitare perche’ qui i medici costano meno.
Senza scomporsi mi ha preso sul serio, mi ha consegnato il referto con la
diagnosi e il preventivo per i medicinali e per l’intervento da fare. Costo
circa 10 euro. Se era troppo potevo andare via. La diagnosi era gratuita,
incredibile!!!
Ho accettato e dopo avermi “sistemato” al meglio mi ha anche fatto lo sconto
dicendo che le medicine le offriva lui…
Senza parole…
unnamedMa ritorniamo alla regata.

Dopo una partenza ottima, evavamo terni, una serie di problemi a catena ci
hanno via via penalizzati fino a relegarci in ultima posizione. 🙁
Dalla Cina al Giappone il mare e’ diseminato di reti da pesca e ci si muove
a vista come in un campo minato.
La fortuna ha voluto che ci imbattessimo in due reti che ci hanno fatto
perdere quasi due ore per liberare il timone e la chiglia.
In uno dei due casi, di notte, abbiamo quasi dovuto tirare a bordo la rete
per tagliarla con i coltelli, pesci inclusi tra cui qualche squaletto.
Parte del pesce ovviamente e’ stato cucinato dai cinesi. Per loro è commestibile qualsiasi cosa si muova…
L’altro incidente ha addiritttura richiesto che Bob si immergesse per liberare il timone dalle reti.
Infine appena doppiata la penisola della Corea l’oceano Pacifico ci ha salutato con una serie di raffiche di vento improvvise da 35-40 nodi mentre navigavamo con una leggera brezza da 10-15 nodi.
La barca si e’ piegata quasi istantaneamente su un fianco come se un gigante
l’avesse schiaffeggiata. I secondi impiegati per raddrizzarsi sono sembrati
interminabili…
Nessun e’ volato fuoribordo perche’ tutti eravamo clippati.
A bordo, purtroppo, non si respira piu’ l’aria da competizione, da favoriti che devono rispettare il pronostico e vincere ad ogni costo.
Ora sembra quasi che la competizione abbbia lasciato il posto ad un ben piu
modesto “completiamo l’impresa“.
Sono scompase le gare a bordo tra i gruppi dell’equipaggio su chi performava megio. L’attenzione maniacale per la messa a punto delle vele e delle manovre hanno lasciato il posto ad un semplice “andiamo avanti“.
E’ questo lo stile del nuovo skipper che ha preso il posto di Igor, a mio
avviso, non per competere, ma per completare l’impresa.
A sua giustificazione ci sono una barca e un team non organizzati, formati e
scelti da lui con tutte le scusanti del caso.
Questo clima di decadenza e di rassegnazione mi stizzisce molto.
Il team era competitivo e sempre in tensione. Ora ha rinunciato a farsi
valere e tirato i remi in barca.
Eppure la competizione è un istinto innato in tutti noi. Basta pensare che
ognuno di noi gia’ e’ il risultato di una gara vinta da piu’ veloce tra
milioni di spermatozzoi.
Anche l’organizzazione a borddo, sotto coperta, per i compiti di servizio e’ piu’ rilassata e organizzata diveramente. E questo forse per me, funziona meglio.
il sistema dei turno non e’ piu’ in due fasi ma in tre fasi.
Ne parlero’ meglio in seguito.
Intanto abbiamo detto addio al Giappone e quindi all’Asia con vento da nord-
est da 35 nodi e vele bianche…
Siamo nel pacifico

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