Farina: «Salvezza dedicata a mia madre. Il calcio è cambiato e inizia a vacillare»

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La vittoria, l’attesa e il sospiro di sollievo. In casa Torrecuso è stata una giornata intensa, non tanto per la sfida con il Gallipoli dominata in lungo e in largo, ma soprattutto per la consapevolezza di dover dipendere dai risultati altrui.

«Siamo partiti tardi e quando sono arrivato ho trovato una squadra senza leader», ricorda Farina a salvezza ottenuta, «nel momento cruciale della stagione, poi, ci sono stati infortuni e squalifiche a complicare i piani. Nonostante questo ci siamo salvati in un girone difficilissimo, fare 44 punti non è roba di poco conto. Chiudiamo con il terzo miglior attacco e dopo aver sempre cercato di offrire un gioco proposito. Quando sono calati gli attaccanti la squadra ne ha risentito. Nel girone di andata abbiamo viaggiato a ritmi alti, mentre al ritorno siamo andati sotto la media. La difficoltà a segnare è stata la causa maggiore delle nostre difficoltà».

IMG_7800Eppure a un certo punto la salvezza sembrava essere ampiamente alla portata del Torrecuso. «I tanti infortuni hanno inciso e la tabella di marcia che mi ero prefissato è saltata. Pensavo potessimo toccare quota 50 punti e, fondamentalmente, a incidere sono state le tante partite pareggiate allo scadere. Preferisco guardare il risultato in maniera positiva, abbiamo ottenuto 44 punti con questo organico, lasciandoci dietro rose importanti come quelle di San Severo e Picerno. Il merito è dei ragazzi e della società che ci è sempre stata vicino».

Una stagione vissuta tra alti e bassi. Tante le difficoltà incontrate, arrivando addirittura a pensare di non farcela. «Dopo la partita persa con l’Isola Liri ho temuto. Ho visto risultati strani e per la prima volta ci siamo ritrovati nei play out. In quel momento mi sono preoccupato veramente, ma sono sempre stato convinto che difficilmente tre squadre avrebbero perso in casa nell’ultimo turno, perché tutti ci tengo a chiudere bene davanti ai propri tifosi. Non meritavamo di giocare i play out, molti colleghi me l’hanno confermato. E’ stato un anno importante, i vari Langellotti, Brogna, Vesce e Gravagnone erano all’esordio in D. Probabilmente siamo stati la squadra ad avere il maggior numero di under titolari».

Tempo di bilanci, godendosi il risultato ottenuto e iniziando a fare un pensiero al futuro. «Ho conosciuto persone nuove con le quali è nata una bella amicizia», conclude Francesco Farina, «ringrazio Zotti, Andrea e Fulvio Rillo, Zeoli, Varricchio e Tedesco. Siamo partiti tardi con una squadra incompleta, è stata molto dura. I programmi futuri dipenderanno da tante variabili. Ho iniziato ad allenare nel 1993, centrando quattro play off senza mai retrocedere, e da allora il calcio è cambiato molto. Sono molto deluso da un mondo che inizia a vacillare, molte società non pagano e le scommesse hanno peggiorato la situazione. Ora mi godo questa salvezza che dedico a mia madre, l’ho persa 22 anni fa, era esattamente l’8 maggio e credo ci sia anche la sua mano sul raggiungimento di questo traguardo».

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Giornalista pubblicista, appassionato di calcio minore e girovago di redazioni. Inizia con il Sannio Quotidiano, passa a Sannio Calcio, torna al Sannio Quotidiano, apre un blog Sannio in campo e infine approda a Sannio Sport. Per la serie "dove c'è Sannio, c'è casa". L'accenno di capelli bianchi non è dovuto all'età ma all'esperienza maturata.