Diary day 19 – Clipper Round the World

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Fabrizio D'Aloia - Clipper Round the WorldSuperati i Doldrums, il vento ha iniziato ad essere costante in direzione e tra i 15 e i 19 nodi.
Da due giorni si naviga di bolina stretta con onda di prua!!
Quanto di piu’ scomodo si possa immaginare.
La barca e’ costantemente inclinata di 28-32 gradi e questo rende la vita a bordo ancora piu’ difficile del solito.

Ci si muove come scimmie nella giungla aggrappati a maniglie, pertiche e passamani vari.
Immaginate cosa succede quando alle liane invece di appendersi una scimmia si appende un ippopotamo o un elefante che pensa di essere una scimmia.

Il romore di piatti, bicchieri e pentole che si muovono e’ quasi continuo ed è parte del contesto insieme al rumore delle onde.

Le gambe, la schiena e le braccia sono in continua tensione anche solo per rimanere seduti sopravento durante la navigazione. A fine turno si ci sente distrutti anche senza far nulla…

Ovviamente sul ponte si sta sempre clippati con le cinture di sicurezza alla jack line perche scivolare fuoribordo e’ un attimo!!

La bolina, andatura controvento tipica della vela, tanto affascinante quando praticata per poche ore lungo la costa, diventa invece un incubo quando perdura giorni interi nelle lunghe traversate oceaniche dove, oltre che navigare, bisogna fare anche tante altre “piccole e non secondarie” cose.

Mangiare, dormire, andare in bagno, cambiarsi, “lavarsi” tanto per citarne qualcuna.

In queste condizioni, mangiare non e’ un gran problema una volta che si ci posiziona con i piedi che fanno leva su qualcosa (un gradino, una manovra, un winch)
Cucinare invece si. Essere di mother watch di bolina e’ quanto di peggio possa capitare.

Per cercare di dormire senza essere catapultati a terra rotolando giu’ dalla cuccetta si cerca di regolare con la carrucola, mentre si e’ sdraiati, l’inclinazione della cuccetta cercando una posizione che non ci faccia, rotolando, sbattere troppo tra la fiancata e la rete che impedisce di cadere a terra.

Vestirsi non e’ un problema: si evita di svestirsi per non doversi rivestire. Cosi’ si recupera anche tempo x dormire. Peccato che ci si sdrai con  gli indumenti umidi e pieni di salsedine, una goduria!!

Andare alla toilette e’ invece un gran bel problema: per fare la pipi occorre incastrarsi tra le pareti del minuscolo vano, inclinarsi quanto piu’ possibile e calcolare l’arco che la pipi compie da quando fuoriesce a quando cade per cercare di farla andare nel vaso.
Occorre esercitarsi e sperare che in quegli istanti fatali il timoniere non aggiusti la rotta o arrivi un’onda che sposti tutto.

Trascuro volutamente di raccontare cosa succede nel caso in cui cada (la pipi) fuori dal vaso!!
Sarei curioso di capire come fanno le donne.

Fare alla toilette  qualcosa di piu’ “importante” e’ un’impresa quasi eroica: aggrappati saldamente alle maniglie, sospesi sul vaso, si cerca la massima concentrazione possibile per mimizzare il tempo di sofferenza.
Lo sguardo fisso in basso tra le gambe alla ricerca di una “coda” che spunta lentamente per cercare di centrare il vaso rappresenta l’epilogo della complessa manovra…
Anche in qusto caso trascuro di raccontarvi le manovre successive per le pulizie del caso tra carta e fazzolettini imbevuti rigorosamente da non gettare nel vaso e da “occultare”, faccia utilizzata in basso, tra i due raccoglitori: materiale “bio” (carta) e “non riciclabile” (fazzolettini).

“lavarsi” e’ il problema minore: semplicemente si ci limita a lavare i denti sciacquando solo lo spazzolino per lasciare in bocca il fantastico aroma del dentifricio, migliore di tanti cibi.

Nella speranza che il vento cambi presto direzione, e ci consenta andature piu’ “comode, umane” e performanti ci avviamo domani a superare l’equatore e ad omaggiare il Dio Nettuno…

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