Diary day 24 – Clipper Round the World

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Nel cuore della notte di sabato, verso le 3.00 am locali, le 8.oo italiane, arriveremo finalmente a Rio e taglieremo il traguardo.
Difendiamo con tenacia il secondo posto dai tre inseguitori: Great Britain, Derry Londonderry e Garmin. Quest’ultimo si e’ meso oggi pr 24h in stealth mode ossia si e’ reso invisibile sugli schermi delle atre barca per non far conoscere la propria strategia di navigazione ed evitare di essere “marcato”.

A bordo tutti sono piu’ tranquilli in vista della meta.

Oramai e’ quasi fatta anche se e’ scaramantico non cantare vittoria troppo presto!!

Stanotte ho osservato anche la Croce del sud, bussola per i naviganti dell’emisfero australe. E’ sempre un’emozione scovarla e vederla!

L’orario piu’ bello resta pero’ quello del tardo pomeriggio prima del tramonto. Indipendentemente dal ruolo che stai svolgendo, vedere la palla del sole infuocata di uno splendido arancione, immobile all’orizzonte per tuffarsi in mare tra mille riflessi in pochi minuti, lascia sempre chiunque senza fiato.

Qingdao si e’ comportata al meglio: nessuna grande avaria tranne piccoli inconvenienti di ordinaria amministrazione in una traversata di quasi un mese, prontamente gestite dall’equipaggio.

Qualche strappo da ricucire in un paio di spinnaker, qualche tubo da sistemare, qualche filtro da pulire, qualche cima da sostituire, un paio di puleggie lesionate aggiustare…

Nulla di particolare, ma nulla dovuto al caso.
Come diceva il grande navigatore francese Bernard Mointessier, “in barca non si rompe quello che non c’e'”.

Certamente ha contribuito ad evitare inconvenienti seri e pericolosi che potevano compromettere la regata o l’incolumita’ dell’equipaggio  il grosso lavoro di preparazione e verifica svolto da Igor insieme a tutto l’equipaggio nelle due settimane precedenti la partenza.

Come dice un vecchio detto popolare “per cielo e per mare non ci sono taverne” e quindi ovviamente eravamo preparati a fronteggiare tutto, dalla piu’ piccola alla piu’ grande emergenza ma, per fortuna, non c’e stato bisogno di intervenire oltre l’ordinaria manutenzione.

Anche dal punto di vista medico sanitario siamo stati fortunati perche’ a bordo non ci sono state emergenze di alcun tipo, tranne normali mal di mare, qualche piccola ustione in cucina, mal di pancia, principio di disidratazione o colpo di sole..

Nessun infortunio da trauma da registrare a testimonianza della grande concentrazione e preparazione con cui si e’ mosso l’intero equipaggio, tanto da non richiedere quasi mai l’intervento urgente del medico.

La vela e’ anche tutto questo.
Una disciplina che spazia naturalmente ben oltre il semplice navigare con il vento in altri campi del sapere.
Dalla metereologia alla fisica, dalle telecomunicazioni alla sicurezza, dalla gestione del primo soccorso alla meccanica, dalla geografia alla fluidodinamica, dall’elettrotecnica all’energetica, dalla logistica all’astronomia e tanti altri ancora.

Forse per questo quasi tutti i velisti che ho avuto modo di conoscere erano sempre dei gran curiosi e “smanettoni” con tanta voglia di sapere.

La vela porta naturalmente con se la voglia di conoscere, scoprire, sperimentare.

Forse e’ questo e’ quello che si nasconde dietro quel gesto cosi’ semplice e cosi antico, cosi uguale da millenni che e’ rappresentato dall’issare una vela e mollare gli ormeggi.

Non la voglia di fuggire via dal mondo terreno, ma il bisogno di andare, di conoscere, di esplorare, di vivere l’avventura, di vivere la vita.

Le regate e la competizione? Una contaminazione dei tempi moderni…

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