Conferenza stampa di Vigorito riguardo la vicenda Evacuo.

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Vorrei chiarire che la mia non è una difesa di ufficio di un calciatore, e né una presa di posizione contro la tifoseria. Abbiamo provato a riflettere, a pensare su quello che era successo, e tentato di informarci su quello che era successo, perché le informazioni che giravano dopo la partita, erano più dei passaparola. Mi era stato riferito che Evacuo non fosse andato sotto la curva giallorossa, ma direttamente sotto la curva rossonera.
Sono stato molto amareggiato di ciò, e ritengo che al di là dei sentimenti che si possono provare, il primo dovere di un atleta è di manifestare la propria gioia con la propria tifoseria, o di associarsi ad una eventuale tristezza per l’evento sportivo.
Negli spogliatoi ho chiesto tutto questo al calciatore che non riusciva a spiegarsi il perché della mia avversione verbale, perché lui mi diceva di non aver fatto nulla.

Dichiaro questo da parte della società, ovvero che sono 7-8 anni che la famiglia Vigorito insieme alla tifoseria, insieme alla stampa, ha provato a creare intorno alla città un quadro di grande correttezza, tolleranza, temperanza; alla ricerca di un indirizzo strategico che vuole portare i bambini e le famiglie allo stadio. Ricordo gli sforzi per i biglietti sociali, i biglietti gratuiti e tante altre iniziative.
I dirigenti che fanno parte di questa società hanno presente una sola cosa: abbiamo avversari da battere ma non nemici. Ho più volte dichiarato che io sono al di sopra e al di là delle parti contendenti in campo. Non ho mai voluto sentir parlare di campanilismi ed altro, queste cose appartengono alle tifoserie.
Non è piacevole portare i bambini allo stadio e vedere tifoserie violente come successo l’anno scorso in casa con la Nocerina. Non è bello sentire nemmeno le bestemmie sui morti; lo stile di questa società è di non amare la violenza. Quando la partita si trasforma in una festa con i bambini che corrono, lo stadio colorato, è questo quello che vuole la società.

Ieri si è consumata una giornata di violenza sulla base che il vero tifoso si rivede nella maglia giallorossa, vede sé stesso,e  riporta su di essa le sue ansie, le sue trepidazioni, i suoi desideri, le sue rivendicazioni. Questo non è così, se noi sposiamo quest’idea allora sposiamo qualcosa che non è la filosofia della famiglia Vigorito; la squadra rappresenta la città, non la violenza.

Se un calciatore come successo ieri, va verso una tifoseria, dopo aver festeggiato con la propria tifoseria, fermandosi poi a 25 metri dalla tifoseria avversaria (lo documentano le fotografie e i video), rivolge un cenno di saluto a chi 5 mesi fa lo incoraggiava e coccolava perché lo considerava un proprio rappresentante, quello non è stato un gesto fatto in malafede. Lo si è chiamato mercenario, quando invece quello era un gesto di educazione verso la sua ex tifoseria.
Il ragazzo mi ha detto che non ha pensato nemmeno per un attimo che quel suo gesto era una offesa verso la tifoseria giallorossa. Domani Evacuo si scuserà con un comunicato video sul sito del Benevento calcio, si scuserà con la tifoseria per il suo gesto che è andato ogni oltre intenzione. Acclarata la buona fede di Evacuo, per il Benevento calcio la situazione è chiusa.
Lo stesso calciatore ha detto poi che se la sua presenza è un ostacolo per il campionato, ha detto che risolverà il contratto, rinunciando agli emolumenti già maturati e quelli futuri.

Noi abbiamo l’obiettivo di perseguire un sogno, e la squadra che è partita a luglio è la stessa che vogliamo arrivi a maggio 2014.
Nel loro amore verso la squadra chiedo alla tifoseria di fare come ho fatto anche io come presidente, ovvero di fare un passo indietro perché da volontà del calciatore non c’era intenzione di offendere qualcuno.
Non è il caso di continuare questa contestazione complessiva nei confronti di un giocatore che ha dichiarato che il Benevento è la squadra al quale appartiene e con la quale vuole realizzare il sogno.
Inoltre voglio che sia chiaro a tutti che se il gesto fosse stato fatto da parte di un altro calciatore, ad esempio Carretta che è in lista di sbarco, avrei usato le stesse parole.
Dobbiamo ricordarci tutti che lo stadio non è un arena dove l’avversario deve essere ucciso, ma dove deve essere superato. Se invece trasformiamo il Ciro Vigorito in un circo massimo con i gladiatori, allora c’è qualcuno che non sta bene in questo posto e  ha sbagliato filosofia di vita.

Vi apprezzo e vi ringrazio per quello che avete fatto, ovvero di riportare quello che ho detto, lungi da me di sfidare o iniziare una guerra di trincea con la città. La nostra squadra appartiene a tutti, ma tutti noi abbiamo un ruolo, rispettiamolo e vedrete che forse riusciremo ad andare d’accordo tutti quanti. La tifoseria è un patrimonio inestimabile, lo abbiamo visto alla fine della scorsa stagione e all’inizio di questa; la squadra è la trasposizione in campo dell’amore della gente. Questo è il messaggio della società dopo aver fatto le dovute riflessioni e considerazioni, ed aver parlato con i diretti interessati.

C’è stato l’esonero del direttore sportivo Ivano Pastore, al quale è stata recapitata una lettera, e non ha a che vedere con il caso Evacuo, ma dipende da altri aspetti, visto che c’erano state diverse divergenze su certi aspetti. Come ho detto all’inizio dell’anno, siamo troppi sul treno, ogni tanto qualcuno scende, qualcuno sale, l’importante è che il treno rimanga sui binari. Il treno è il Benevento, i passeggeri siamo noi. Grazie a tutti.

Finito il messaggio del presidente, questi risponde alle domande della stampa.

Io credo che la fascia di capitano ad Evacuo l’ha data la squadra e non la società.Il ragazzo era e rimane orgoglioso di essere elemento di spicco di questa squadra, dipenderà dai compagni vedere se fargli mantenere o no la fascia di capitano.
Noi riteniamo che il gesto di Evacuo non volesse essere offensivo, anzi dovrebbe essere visto su tutti i campi italiani come un esempio di scorporare le tante rivalità sportive. Se ritengo questo non credo di dover adottare dei provvedimenti disciplinari di nessuna natura.

Riguardo il servizio del TGCom, lo analizzeremo e vedremo se agire nelle sedi opportune a proposito della disinformazione che mi dite è stata fatta. Dispiace che il TGCom abbia scritto delle cose simili, rivoltando completamente quella che era la realtà dei fatti. Oggi abbiamo vissuto una giornata di tam tam mediatico, tant’è che sono stato chiamato anche dalla Rai di Napoli per fare un’intervista, ma ho preferito rifiutare per poter passare questa giornata qui a Benevento con voi.
Se qualcuno nel mondo della comunicazione ritiene che dei tifosi possano cacciare dei calciatori, o non è bene informato, o non conosce bene la società del Benevento calcio.
Invece di fare dichiarazioni del tipo: se fosse successo a Nocera, Evacuo lo avrebbero impiccato, noi rispondiamo con l’arma dell’ironia propria dei napoletani o beneventani, evitando di fare omicidi di massa per uno che ha fatto un applauso per la sua ex tifoseria che lo ha coccolato.
Mi pare il caso di ricordare che Evacuo fu ingaggiato dalla Nocerina a ottobre, a mercato chiuso, probabilmente qualcuno dovrebbe capire che un calciatore che rimane senza squadra, poi rimane un po’ legato, affezionato a questa squadra che ha creduto in lui. Se poi ci aggiungiamo che in 6-7 mesi la Nocerina ha vissuto sulle ali dell’entusiasmo in cui il calciatore è stato apprezzato per le sue doti di goleador, penso che quella sia stata un’esperienza molto positiva; a differenza della prima esperienza beneventana di Evacuo che non si era chiusa positivamente.
La cosa importante, veramente importante, è che non c’era la volontà da parte del ragazzo di offendere nessuno. Evacuo è estremamente mortificato di aver messo in difficoltà i propri compagni, la società e la città creando un caso su base nazionale.

Ho parlato solo di Evacuo e Pastore, se non ho fatto menzione di comunicati riguardo altri componenti dello staff, vuol dire che non ci saranno punizioni o altro.

Non posso fare incontri con una tifoseria organizzata per concordare azioni che devono essere prese solo dalla società.
Noi abbiamo un rappresentante ufficiale che cura i rapporti con i tifosi, e tra i ruoli della tifoseria di certo non c’è la scelta dei provvedimenti a carico dei calciatori; certamente io non devo e non posso farlo, ma la società è aperta a suggerimenti, consigli e altro. Le persone che ritengono di fare guerra se non vengono accettate le proprie istanze, vuol dire che non si vogliono sedere al tavolo della pace.

Ho capito perfettamente lo stato d’animo del tifoso a fine partita. Condividere o meno il gesto di Evacuo non ha importanza, ma ho capito che la città si è sentita rappresentata male; ho anche capito che il calciatore non aveva intenzione di offendere nessuno, e sto invitando le parti di prendere atto che non c’è la volontà di fare spargimenti di sangue.
Domani ritengo che il ragazzo lo confermerà direttamente; gli incontri si possono fare sempre, anche per caso, non c’è bisogno di organizzarli apposta, e forse è meglio.
Si è aperta una ferita, adesso possiamo decidere quello che vogliamo: continuare a scavare nella ferita, o aspettare che si rimargini un po’. Se ognuno di noi si dota di un po’ polvere di penicillina e la mette sulla ferita, prima o poi la cicatrice si forma. Se poi c’è chi intinge il pennino nel proprio sangue per scrivere qualche articolo che possa far vendere qualche copia in più, se ne assumesse la responsabilità, noi ne trarremo le dovute conseguenze.

Sono convinto che la civiltà è la compostezza di questo popolo. La civiltà c’è o non c’è, non si esporta, e questa città ha dimostrato più volte di non dover andare agli onori della cronaca per atti di violenza o di teppismo, non mi pare che ora vogliamo distinguerci per cose del genere ad un nostro calciatore, che per altro sta chiedendo scusa.

Vi chiarisco l’episodio di Carboni così da avere il quadro completo. Se non fossero delle cose che portano gravi conseguenze, ci sarebbe quasi da ridere su queste barzellette che girano, perché queste sono, barzellette.
Quando sono andato nello spogliatoio, il mister era a telefono, e visto che era il primo a lasciare il campo, non si era reso conto di quello che era successo. Quando sono entrato io, sono arrivato con la presunzione che tutti sapessero cosa era successo poco prima; Carboni non aveva capito, sentiva me che sbraitavo, e pensava che stessi lì a gridare per come era andata la partita. E quindi mi ha risposto che i calciatori avevano dato tutto, e che se viene cacciato uno dei calciatori, allora doveva andarsene anche lui. In quel momento ero talmente arrabbiato che ho detto che se ne potevano andare tutti. Poi però ci siamo chiariti.
L’unico che ha detto di poter dare le dimissioni è stato Evacuo, ma il problema è che non credo che posso accettare le dimissioni di chi ha commesso il reato di fare il solo gesto educato di salutare.

Evacuo non è andato via da Nocera come è andato via da Benevento, o lo avete dimenticato tutti? Non le fate queste domande.
Evacuo sapeva di arrivare in un ambiente difficile, per i suoi trascorsi, e tutti hanno fatto il possibile per farlo sentire di nuovo a suo agio. Ha accettato l’annuale anche se aveva un biennale da altre parti, e qui guadagna meno di quanto avrebbe preso altrove. Vi ricordo che se ne andò da Benevento tra gli sputi in faccia e i calci dati alla macchina.
A Nocera ci è andato da disoccupato, lo hanno coccolato, è andato via, ci gioca il fratello, ed è una tifoseria che lo ha vezzeggiato dal primo momento
Vogliamo dargli colpa se si è innamorato di qualcuno? Dovremmo dire soltanto: Ha fatto il suo dovere? Ha cercato di farlo? E’ lì il professionista. Quando il professionista gioca, non possiamo pretendere che ci ami. Normalmente siamo amati da chi amiamo, c’era anche qualcuno che amava chi non lo amava, ma poi è stato messo in croce. Evacuo è un bravo ragazzo, ma non credo che voglia essere messo in croce.

Nelle ultime 24 ore è stato chiesto molto alla dirigenza di questa società, e negli ultimi 7 anni abbiamo avuto prova di grande affetto e amore da parte di tutti, posso sperare che un appello da parte del presidente che tutto si riconcili possa avere effetto su tutti. Posso sperare che i semi che abbiamo seminato in questi anni, abbiano germogliato e ora ci siano dei frutti da raccogliere.
Oggi non sto facendo il giudice di ciò che è successo, sto chiedendo alla tifoseria e alla città che si è sentita offesa, di accettare le scuse perché nessuno aveva intenzione di offendere. Se tutto questo non viene capito, io non devo anticipare decisioni o prendere decisioni, dipenderà da quello che succede.
Per fare calcio ci vogliono una grande tifoseria, e la abbiamo, una buona squadra e forse l’abbiamo, e una buona società e ci sforziamo di esserlo. Se una delle componenti si vuole sfilare, non chieda a me cosa succederà.
Agirò da presidente come ho sempre fatto, tentando di rimanere responsabile di quello che faccio. Non ho piani di fuga e vie alternative, ho la voglia di proseguire.
Per condizionare il sottoscritto ci vuole qualcosa di più, ci vogliono soprattutto i sentimenti. Possono esserci mille persone che ti odiano e non condizionarti, e una persona sola che ti ama e ti condiziona. Non sono mai condizionato dal numero della gente, se è poca o assai.
Non posso impedire alle persone di avere una propria visione delle cose, ma che questa sia diversa dalla mia, non credo che mi possano condizionare.

I veri problemi calcistici sono gli infortuni che stanno attanagliando il reparto centrale difensivo. Non ci si infortuna un calciatore per reparto, ma tutto un reparto. Un anno ci si infortunano tutti gli attaccanti, un altro tutti i centrocampisti, quest’anno sono capitati i portieri e i centrali difensivi.
C’è un Pontedera che fa faville, noi siamo lì. Ci sono corazzate che stanno incespicando, e proviamo a pensare che vincendo la partita che non abbiamo giocato saremmo lì, a giocarci un campionato forse per la prima volta negli ultimi anni nelle prime posizioni dopo 6 giornate in cui non siamo ancora in zona retrocessione. Gli altri campionati sono stati distinti da questo, e quando questo non succede, abbiamo deciso di renderci la vita complicata, anche quando non ci sarebbe il bisogno.

Il comunicato della curva sud non l’ho letto, perché non è stato pubblicato sui giornali che leggo. Se non è stato pubblicato evidentemente non era per offendere chi l’ha scritto, o per celare la verità ma era perché è stata presa come una di quelle cose nel momento in cui lo scriveva non si rendeva conto di quello che scriveva, così come è stato per il gesto di Evacuo.

Io eviterei, se siete tutti d’accordo di cercare altre persone per il ruolo di direttore sportivo, snellirei l’organico in questo momento. Credo che il buon Salvatore Di Somma, dopo tanto peregrinare, sia arrivato a svolgere quella che è la sua funzione. Volevamo che questa società si adeguasse allo standard di società di livello avendo un direttore sportivo e un direttore tecnico. Probabilmente è stato l’applauso di Evacuo, non si è capito che le cose si fanno insieme, si rimane ognuno nella propria posizione e quando è così si devono fare delle scelte.
Grazie a tutti scusateci ancora e speriamo di vederci per altre cose.

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Nato a Benevento nel 1983, conclude gli studi superiori con il diploma di Geometra. All'università decide di cambiare completamente campo di studi, assecondando la sua passione di scrivere, iscrivendosi quindi alla triennale di Scienze della Comunicazione a Salerno (e poi alla specialistica all'Università degli studi Suor Orsola Benincasa a Napoli), con l'intenzione di diventare sceneggiatore, giornalista o semplice scrittore. Dal 2011 collabora con SannioSport.it come giornalista sportivo, principalmente seguendo le vicende del Benevento Calcio, ma interessandosi anche di altre squadre e/o categorie sportive. Saltuariamente scrive di altri argomenti anche sul suo blog, o per altri giornali online.