Nonni, mamme, bambini: quando anche un pareggio fa innamorare

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BNM_2580 (2)Ore 20 o giù di lì. La squadra del popolo si sistema i tacchetti e si dà il cinque. Compatta, fiera, orgogliosa in tutti i suoi componenti. Negli occhi di ognuno di loro orizzonti già esplorati, nel cuore sogni che il popolo, quello giallorosso, condivide con estrema empatia. Le bandiere sono già al cielo, alle 20, per accogliere l’ingresso in campo dei gladiatori. Di quelli che nell’anno nuovo non hanno mai perso e che nel giorno dell’ultima sconfitta – a Lecce, più immeritata che mai – dopo aver raggiunto il fittizio 2-2 corsero a prendere il pallone in fondo al sacco per provare a vincere la partita negli ultimi minuti. Un gesto impulsivo ma dal gran significato. Dopo tutto, senza ambizioni e un pizzico di sana ignoranza non potresti mai essere la squadra del popolo.

BNM_2582 (2)E il popolo ha risposto presente. Alle 20.30 erano 7.000. Cuori caldi, sofferenti, passionali. Cuori pulsanti sui gradoni di uno stadio umido per il solito meteo ma accogliente come nelle serate romantiche per eccellenza. C’erano tanti bambini, aspetto da non sottovalutare. E c’erano tante famiglie. Nonni, donne, madri, figli, papà. E’ in serate come quella di ieri che un mito viene trasmesso, che una tradizione viene tramandata. Che una sciarpa viene issata al cielo con gli occhi lucidi. E in serate come quella di ieri ci si può innemorare anche dopo un pareggio. Si apprezza il sacrificio, lo sforzo immane. Si avverte quasi sul palmo della mano la maglia sudata da Marotta, Melara, Lucioni e tutti gli altri. Si sentono familiari le urla di Auteri che giustamente pretende più del massimo. Altrimenti no, proprio no. La squadra del popolo non potresti proprio esserla.

BNM_2586E l’1-1 con il Matera scivola via con un sapore a metà tra un’occasione sprecata e un punto guadagnato. Solo il prosieguo del campionato ci dirà che valore ha. Ma in una serata in cui ogni rimpallo ti è sfavorevole, ogni seconda palla capita tra i piedi del tuo avversario e il metro di giudizio arbitrale – giusto o sbagliato che sia – si addice più al gioco ospite che al tuo. Beh, in una serata come quella di ieri, un punto così si prende e si porta a casa. Tra gli applausi delle mamme, dei nonni, dei papà e dei loro bambini. Perchè quando sei la squadra del popolo, il popolo sa chi sei.

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Classe '90, beneventano dentro e fuori dal campo. Pubblicista dal 2012, laureato in Scienze della Comunicazione. Dal 2009 al seguito dei colori giallorossi con un pc sottobraccio. La B un sogno realizzato, ma non c'è conquista più bella di quella che deve ancora arrivare...